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Vita di coppia: un continuo co-work in progress

di Dott. ssa Valentina Bosco

E’ il sogno di qualsiasi coppia potersi vivere nella quotidianità: alzarsi insieme, andare a dormire insieme, preparare qualcosa per l’altro, dedicargli un tempo unico, intimo e familiare. Spesso però questa “iniziale” luna di miele, che in alcune coppie può durare mesi, in altre giorni e in altre ancora anni, tende a lasciare lo spazio allo scontro con la realtà e dunque a quelle che sono le esigenze, le personalità e i bisogni dell’altro. La luna di miele, quale simbolo di dolcezza del convivere, tende con il tempo a lasciare emergere il reale incontro con la cultura, il familiare, il sistema valoriale ed educativo, il modo di vivere e tenere la casa del proprio partner. Stare sotto lo stesso tetto, implica prima o poi, l’incontro reale con la “casa” che ognuno porta dentro di sé e propone all’altro. Ed è qui che comincia il bello, ovvero la flessibilità della coppia di lasciar favorire la ristrutturazione prima di sé e la conciliazione di una vita insieme, che contempli l’espressione dei “mondi” di cui si è portatori. Oltre al proprio mondo interno, vi sono anche ulteriori variabili esterne che mettono in “crisi”, visto come impasse o motore di cambiamento, la coppia: il lavoro di entrambi, la venuta dei figli, le proprie famiglie di origine e il contesto sociale di riferimento. Queste variabili possono in alcuni casi agevolare la crescita della coppia, ma molto spesso tendono a richiedere alla coppia un certo gradiente di lavoro su se stessa. Ma vediamo più nel dettaglio quali sono “gli intoppi” che possono incontrare le coppie, dopo la famosa “luna di miele”. 

E’ risaputo che ogni coppia tende a costituirsi e a fondarsi a partire da una storia o da un elemento comune nella storia dell’incontro che la inserisce a sua volta in una storia più vasta, cominciata prima del loro incontro e che è implicitamente destinata a proseguire (Neuburger, 2001). Questo elemento comune è definito da Neuburger (2001) “mito” che non solo rappresenta il primo supporto all’identità della coppia ma consente a questo sistema di potersi distinguere dal resto del mondo. Il mito, però, non basta per rendere solida e stabile una specifica relazione di coppia, in quanto gli elementi che potrebbero contribuire a fornire un senso di appartenenza oltre che di stabilità intrinseca e peculiare della coppia sono i rituali. Infatti, i motivi che causano la crisi della coppia sono sia la minaccia di banalizzazione del loro mito sia la rottura e la discontinuità dei rituali. La coppia, dunque, in tali circostanze può arrivare a non riconoscere la propria relazione come anche a non sentirsi più appartenente a questo sistema. Bisogna dunque non cercare di banalizzare o rendere razionale il mito della coppia ma riflettere ad esempio su quando e cosa ha impedito il replicarsi dei loro rituali; la rottura di determinati rituali potrebbe essere il segnale di un bisogno di ricrearne degli altri che maggiormente si adattino alla evoluzione e crescita del sistema.

La sfera sessuale molto spesso può suggerire eventuali complicanze che esistono a livelli più interni della coppia. Non stiamo qui a parlare se uno o entrambi i partner presentano dei “disfunzionamenti sessuali”, che anch’essi turbano la serenità e l’intimità della coppia. In questo caso specifico qui intendiamo la mancanza o la quasi assenza del incontro intimo con il partner. Questo molto spesso suggerisce quanto la coppia non riesce a “ricreare” uno spazio proprio in cui potersi incontrare, vedere e sentire nella maniera più autentica che conosce. In effetti l’insoddisfazione sessuale come le difficoltà sono la “vera cartina di tornasole di relazioni di coppia fortemente deteriorate” (Andolfi,1999). “Il sesso fornisce un linguaggio più chiaro” (Cooklin & Barnes) e, difatti, sembrano venir maggiormente fuori aspetti della coppia come il piacere, l’avventura, l’intimità, l’eccitazione, la paura, la giocosità (Cooklin & Barnes).

Proprio per tale ragione, impiegare la sessualità come mezzo di trattamento della relazione di coppia risulta efficace non solo perché la sessualità in sé e per sé è rappresentativa del modello di relazione, ma anche perché pone maggiormente i partner a doversi confrontare con il proprio e altrui sistema di valori e con le eventuali discordanze nell’attribuire significato agli eventi (Cooklin A. Barnes G. G., 1999). Tale confronto risulta essere maggiormente facilitato perché quando si parla di sessualità i “partner si trovano nudi l’uno di fronte all’altra” ovvero difficilmente si introducono esplicitamente entro lo scambio comunicativo questioni che attengono al potere, al denaro, ai figli o ai genitori.

Una problematica che spesso affligge e dilania il rapporto di coppia è quando si verifica un mancato adattamento da entrambe le parti rispetto a specifici convinzioni e punti di vista. Spesso queste convinzioni, o determinati “modi di fare” possono scaturire da determinate “tradizioni familiari e della propria stirpe di appartenenza”. Una frase tipo che si può ascoltare è “la mia famiglia ha sempre fatto così”. La crisi nella coppia, pertanto può giungere quando ognuno dei membri della coppia cerca di convincere l’altro della correttezza del proprio punto di vista e di incolpare l’altro del conflitto. L’autore Willi dice, infatti, “nel ciclo delle reciproche accuse e giustificazioni entrambi si polarizzano sui loro comportamenti e questo non fa altro che confermare i rispettivi costrutti”.  La realtà dei fatti, in altre parole, viene costruita per confermare i costrutti che ciascun partner ha sull’altro. Entro tale problematica, un intervento terapeutico che potrebbe risultare efficace sarebbe lavorare sulla “differenziazione del costrutto”. Secondo il modello sistemico di Milano tale mancanza di adattamento sorge quando “il pattern che connette azioni e convinzioni di una persona non si adatta più a quello degli altri familiari”. In altre parole una certa convinzione, o anche rimprovero che si fa al partner, che è fortemente in disaccordo con le convinzioni dell’altro a tal punto da impedire un possibile compromesso, può condurre ad un impasse relazionale.

Una problematica che si presenta anche nelle crisi di coppia è la discordanza tra “programma ufficiale” e “mappa del mondo” dei rispettivi partner. Per programma ufficiale, secondo Elkaim, si intende la richiesta esplicita che ciascun partner fa all’altro affinché cambi. Mappa del mondo, invece, sta ad indicare il progetto che ciascuno ha delineato nel corso della sua storia e che cerca di usare nella relazione presente. Talvolta una possibile problematica riportata dalla coppia è il doppio legame reciproco che si viene a delineare dalla discordanza tra programma ufficiale e mappa del mondo che entrambi i partner possiedono. Ciascun membro della coppia è diviso tra due livelli di aspettative contrastanti.

Altro motivo che porta la coppia a momenti di tensione è quando diventa complicato conciliare i tempi del lavoro con quelli della vita privata (coppia, figli, famiglia) oppure quando uno dei due partner si dedica appena alla propria famiglia (Cooklin & Barners).  In tali circostanze, si dovrebbe cercare di aumentare “l’intensità dell’impegno nei confronti degli obblighi familiari e di coppia” (Cooklin & Barners). In tal caso bisognerebbe rafforzare i confini delle coppia, soprattutto in quei casi in cui il lavoro mina il suo equilibrio. Riscoprire il partner e concedersi uno spazio e un tempo altro da quello che quotidianamente si vive, rappresentano i principali “compiti” mediante cui poter rinforzare la relazione di coppia.

Resta comunque importante sottolineare che quando lo stallo nella coppia perdura nel tempo, può risultare evolutivo potersi rivolgere ad un terapeuta che con gli opportuni strumenti possa aiutare la coppia a ritrovare il giusto legame, equilibro e ristrutturazione dei ruoli.

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